Sguardi e riflessi

Nel 1978, quando nessuno degli autori presenti in questa mostra ancora si occupava di fotografia, John Szarkowski aveva organizzato al Museum of Modern Art di New York la mostra “Mirrors and Windows”. American Photography since 1960. Il progetto di Szarkowski era di mettere in evidenza, nella intensa e variegata produzione americana dei precedenti vent’anni, due linee di tendenza: una portata avanti da coloro che utilizzavano la fotografia come specchio nel quale riflettersi, l’altra praticata da coloro che la concepivano come una finestra attraverso la quale osservare la realtà.

A quasi trent’anni di distanza dalle riflessioni di Szarkowski, il quadro d’insieme della fotografia internazionale si è certamente arricchito ma in modo sotterraneo le due linee di tendenza possono ancora essere rintracciabili malgrado le mutate circostanze professionali abbiano reso più ampie e diversificate le possibilità di contaminazione fra le due tendenze. Se un tempo il linguaggio, che potremmo definire soggettivo-introspettivo, trovava i suoi spazi nelle gallerie e nei musei, e il linguaggio più oggettivo-esplorativo nella professione fotogiornalistica, oggi le linee di demarcazione si sono fatte più fluide. La stampa periodica è da tempo venuta meno al suo mandato di utilizzo dell’informazione visiva e ha abdicato alla televisione la funzione di raccontare gli eventi per immagini. Per contro gli spazi per la pratica della fotografia più soggettiva, di ricerca personale, grazie anche all’attenzione che il mercato dell’arte le dedica, si sono notevolmente allargati. Tuttavia entrambe le tendenze, anche in Italia, convivono e si intersecano, trovano attenzione nelle pagine dei giornali e sulle pareti delle gallerie.

Non solo. Se in passato l’autoriflessione designava il linguaggio e il territorio intimo dell’analisi mentre l’esplorazione del mondo definiva soprattutto temi di interesse sociale o antropologico da affrontare con la ricerca di un’oggettività di rilettura, oggi temi e linguaggi non rispondono alle attese codificate dalla tradizione. Le generazioni più giovani non riconoscono vincoli, non si pongono limiti. Usano la fotografia digitale e analogica in totale libertà espressiva, mischiano felicemente i linguaggi e i terreni di indagine. Il fotogiornalismo, che storicamente era destinato alle pagine dei periodici, trova spazio nei libri e nei musei. Il lavoro di ricerca, che nasce e si sviluppa per stimolo degli autori e non di una committenza, viene frequentemente utilizzato anche dai giornali.

Sguardi e riflessi non dimentica la lezione di “Mirrors and Windows”: lo “sguardo” di chi ha eletto il reale come proprio terreno di indagine, il “riflesso” per chi segue un itinerario introspettivo. Marco Anelli, Antonietta Corvetti, Daria De Benedetti, Alessandra Dragoni, Luca Gabino, Luigi Gariglio, Vince Paolo Gerace, Francesco Giusti e Claudio Gobbi propongono progetti nati per confrontarsi con il sociale, per documentare Paesi lontani o che stanno diventando europei, per raccontare l’immigrazione o la clandestinità, che si intersecano con coerenza con riflessioni ed emozioni private, con ricerche in stile documentario dove le architetture si coniugano con l’analisi sociologica sulle condizioni di vita nelle carceri o con la persistenza della memoria.

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