Storie del mondo

Tre viaggi fotografici

Si inaugura a Milano, presso lo Spazio Oberdan, “Storie del mondo, tre viaggi fotografici”, una mostra che presenta il reportage “Il dono” di Giorgia Fiorio, premiata nel 2005 per il miglior progetto fotogiornalistico dell’anno alla seconda edizione del Premio Amilcare G. Ponchielli e i lavori dei due autori segnalati “Articolo 31: diritto al gioco” di Silvia Morara, e “Caos Americano” di Paolo Woods.

“Il dono” di Giorgia Fiorio.
Etiopia, Polonia, Filippine e Haiti. E poi, le città sacre e i luoghi della spiritualità in India, Thailandia, Cambogia, Giappone, isola di Pasqua … “Il dono” è un lungo e impegnativo progetto fotografico, iniziato nel 2000 e che si concluderà nel 2007, con l’obiettivo di documentare i luoghi e i volti della ricerca della spiritualità. L’autrice scrive: “Attraverso la cruda esperienza diretta, senza intenzioni enciclopediche, da gennaio 2000 perseguo un progetto fotografico lungo un percorso arbitrario, “Il Dono”: evidenza visuale e insieme cammino di ricerca personale, intorno all’eredità spirituale dell’umanità.
Sospese sulla voragine dello spazio-tempo universale e inscritte nel presente storico, le innumerevoli espressioni del credere compongono un mosaico di percorsi, in dissidio fra l’identità esteriore dell’individuo e il sé profondo. Alle più remote origini del credere, prima d’ogni scisma, nei primi testi sacri, come nella primigenia tradizione orale pagana, appare una trama d’infinite corrispondenze, rituali, gesti da sempre ripetuti: molteplici voci, civiltà diverse, risonanze di un medesimo fremito dinanzi al mistero dell’esistenza.
Nella celebrazione, nella sacralità del rituale, si altera la percezione dell’esperienza sensibile: l’oggetto e il contesto coinvolti, divengono simbolo evocando significati altrimenti estranei; ogni forma di spiritualità allude a un’armonia spezzata, a una frattura insanabile tra la dimensione cosmica e la condizione mortale: le mitologie parlano di infrazione divina, le religioni di peccato originale, le filosofie di male radicale. In ognuno di questi casi, crolla l’impalcatura del pensiero razionale, per ricomporsi nel vincolo vita-morte, in un inesorabile susseguirsi. Anello di congiunzione tra il finito e l’infinito, gli iniziati di ogni Mistero, disperdono attraverso un’esperienza fisica estrema, di privazione, ascesi, dolore, vertigine o delirio, l’immediata tragicità della sofferenza terrena.”

“Art. 31: diritto al gioco” di Silvia Morara.
Il reportage fotografico sottolinea questo articolo sancito dalla Convenzione per i Diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite con immagini che evidenziano come il momento ludico, lo sfogo della fantasia, sia essenziale in questa fase della crescita, indipendentemente dal contesto. Nei campi per sfollati del nord Uganda, martoriato dalla guerra civile, nelle baraccopoli di Kampala, in Sudan e nel poverissimo Burkina Faso così come a Milano.
I bambini usano i mezzi che hanno a propria disposizione per creare i propri giochi e i propri mondi immaginari, per scappare dalla guerra, per scappare dai ritmi e dall’ambiente a loro ostili della grande metropoli.
Oltre alla ricchezza materiale e alla possibilità di comprare i balocchi, ciò che risalta è il bisogno che tutti i bambini hanno di esprimere il proprio mondo attraverso il gioco, dando libero sfogo alla propria immaginazione.

“Caos americano” di Paolo Woods.
La mostra di Paolo Woods presenta una selezione delle immagini realizzate negli ultimi quattro anni in Afghanistan e in Iraq.
Paolo Woods ama raccontare storie e vicende umane in un modo che ormai è poco comune. Le immagini in bianco e nero, il formato quadrato, l’ossessione di unire testi e immagini sono caratteristiche di un giornalismo sempre più raro. Da un lato c’è il rifiuto della fotografia d’arte, elitaria e dall’altro il desiderio di produrre un lavoro sul’attualità fatto per approfondire e durare, lontano dall’idea di “news”. Non è un fotografo front line, ma si trova sempre dove qualcosa di importante sta per accadere o è appena accaduto. Nonostante abbia vissuto situazioni spesso drammatiche, riesce a ritrarre le persone e le vicende con una estrema concentrazione e a mettere in evidenza gli aspetti nevralgici della storia.

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