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la critica forma

gli autoritratti di martina colombari, esposti durante la settimana canon allo spazio forma di milano, hanno suscitato una serie di polemiche, aprendo un interessante dibattito sui luoghi della fotografia e sul loro utilizzo.

senza nulla togliere alle sane critiche che investono forma in questi giorni, è bene ricordare che la mostra, se vogliamo chiamarla tale, è a cura di canon e inserita nelle giornate canon che hanno una gestione completamente autonoma rispetto alla programmazione della fondazione. parola di forma.

noi giornalisti, critici, photo editor e fotografi, facciamo bene a vigilare sulla qualità delle immagini prodotte e su quello che ci viene offerto.

vorremmo dunque che istituzioni come forma facessero lo stesso.

essere attente, affinché nessuno ci tolga il piacere e la passione di fare e guardare la fotografia, tutta la fotografia, quella impegnata e non, quella che assolve sempre e comunque la sua funzione: emozionarci e farci conoscere meglio il mondo fuori e dentro di noi.

la nostra petizione non sarà dunque per protestare ma un appello al senso critico e all’autocritica, affinché non vengano mai meno a chi opera in questo ambito, sceglie, importa, allestisce e diffonde immagini.

non servono raccolte di firme e boicottaggi. non ora, non in questa occasione.

con gli occhi bene aperti, dobbiamo lavorare, inventare, creare, fotografare e scrivere, imponendoci di fare il nostro meglio occupando, e dunque arginando, lo spazio della superficialità e dell’ignoranza.

forma ci ha permesso di vedere tanto e di conoscere di più, per questo abbiamo stima e affetto e vorremmo tanto che altre istituzioni allargassero il perimetro della fotografia nel nostro paese.

a forma possiamo suggerire attenzione per le sue scelte e per quelle dei suoi sponsor.

noi appassionati e critici saremo sempre vigili e curiosi, attenti alle proposte, pronti a dire la nostra; solo così una fondazione si nutre e si eleva e può far sentire il suo pubblico un po’meno estraneo e un po’più dentro la casa della fotografia che ci piace.

 

renata ferri

nyc 26.11.2010

6 Commenti a “la critica forma”:

  1. Prima di dire che è lo sponsor a scegliere la mostra vorrei leggeste questo intervento.

    Versione italiana

    Questa petizione riguarda un evento a Forma, il Centro Internazionale di Fotografia di Milano, curata dal suo direttore, Denis Curti, che mostra una banalissima e noiosissima serie di cosidetti autoritratti di Martina Colombari, una star televisiva, modella e fidanzata di un famoso calciatore.

    La completa assenza di un concetto interessante (o di un concetto qualsiasi), la qualità infima delle foto e la superficialità con cui la modella si è coinvolta nell’atto di fotografarsi, più che altro per mostrare il suo volto e il suo corpo come oggetti di desiderio, facendo pose stereotipate davanti all’obiettivo, ci fanno pensare che l’unico scopo di questa “mostra” è quello di attirare l’attenzione del pubblico e di creare polemica, e io la colgo in pieno.

    Non ho nulla contro Martina Colombari, anche se non è il genere di persona che mi piace frequentare. Potrei persino immaginare di invitarla nel mio studio, sarei curiosa di vedere chi è lei veramente, che emozioni prova, perché è un personaggio pubblico, pienamente dedicata alla sua immagine pubblica e, avendo fatto parecchia chirurgia plastica, lo scoprire le profondità interiori sarebbe una sfida interessante.

    Ma queste immagini non dicono nulla di tutto ciò. Non ci fanno riflettere, mostrano solo quanto è brutta quando si sveglia e quanto è figa quando si trucca. Probabilmente non era sola quando le scattava, altrimenti avrebbero acquisito la tipica forza dell’autoritratto. Non coinvolgendo lei veramente, queste immagini sono vuote. Il suo corpo non esprime umanità. Mostrare corpi come oggetti senza un concetto artistico che ci faccia pensare, che possa farci confrontare con la percezione di noi stessi e del mondo, è dannoso per l’essere umano, in particolare per l’immagine interna ed esterna delle donne. E’ come il Grande Fratello, che pretende soddisfare la necessità che abbiamo di condividere intimità, senza veramente dire o condividere nulla.

    Ho iniziato i miei workshops completi a Forma nel 2007, ed ero riconoscente nei confronti di Denis che credevo avesse capito il mio lavoro. Per due anni i workshops furono un successo e i partecipanti produssero immagini meravigliose, così proposi una piccola mostra, nella piccola sala di Forma dove ora sono appese le fotine della Colombari, per dimostrare che i non professionisti potevano creare opere di qualità, attraverso l’espressione di emozioni e vulnerabilità. Denis neanche volle vedere il progetto, neanche rispose alla mia proposta. Quando gli proposi di pubblicare Someone To Love e di mostrare Higher Self mi fu detto, in modo ufficioso, che solo fotografi internazionalmente riconosciuti potevano fare una mostra a Forma. Questo lo immaginavo, non mi sorprendeva, perché è la politica dalla più parte delle gallerie importanti nel mondo, così di solito accetto (anche se spesso malvolentieri) il meccanismo della fama nel mondo dell’arte. Alcune gallerie scoprono lavori inediti, artisti finora sconosciuti (per esempio The Private Space a Barcellona, che hanno appena pubblicato il mio libro e ospitato la mia mostra), ma questo non succede spesso in Italia. Anzi, per essere riconosciuti là (io ormai sono qua in Spagna, per fortuna), bisogna prima diventare famosi all’estero. Così non mi sono (troppo) lamentata quando Denis rifiutò i miei progetti allora, ma ora, vedendo questa spazzatura appesa alle pareti di Forma, ho deciso di parlare, di non stare più zitta, di dire la mia e di diffondere l’idea che una “mostra” del genere è intollerabile, è un insulto alle migliaia di artisti che producono lavori significativi, in Italia e all’estero, e che quelle foto non possono davvero essere chiamate autoritratti. Questa “mostra” mi dice solamente che qualsiasi personaggio famoso può mettere in mostra una roba qualsiasi a Forma, non importa la qualità del lavoro. E’ molto triste che l’influenza di Berlusconi sia così forte in Italia da far impazzire un direttore di quella che era la galleria di fotografia più importante della città. In nessun altro paese un curatore di un museo oserebbe mostrare foto così banali. Mi ricordo ora quando mostrai il mio progetto Higher Self a Denis, mi disse “Sai, io sono un po’ stupidino quando si tratta di capire l’arte. Dovresti andare a trovare uno degli esperti”. Sicuramente Denis ha bisogno di un curatore a Forma, qualcuno che gli dica ciò che ha valore artistico e ciò che non lo ha, e così lo aiuti ad evitare tristi vicende come questa…

    So che Denis sarà contento di questa polemica, di tutti gli articoli che stanno uscendo sul web, parlando di questo suo evento: è quello che stava cercando. Come Berlusconi vuole solo che la gente parli di lui e del suo lavoro, e se ne parlano malissimo, meglio! Sicuramente non ha di meglio da dare. Forse è disperato per attirare il grande pubblico.. Or forse la mostra è stata pagata dalla Colombari! Forse Colombari si sta per candidare sindaco di Milano! La verità, come spesso succede, rimane nascosta…

    Un paio di settimane fa, prima che io sapessi nulla delle foto della Colombari, proposi a Forma un nuovo workshop e la presentazione dell’edizione italiana del mio nuovo libro Someone To Love. Accettarono la presentazione del libro, ma non il workshop. Mi dispiaceva, perché io avevo iniziato con loro. Poi, quando vidi le foto della Colombari, subito mandai una mail a Denis dicendo che ero felice che avessero detto di no al mio workshop, che non intendevo presentare il mio libro da loro, né avrei mai più insegnato a Forma e che non avrei neanche fatto arrivare il mio libro nella loro libreria. Gli dissi che lo show della Colombari era, a mio avviso, un’oltraggio all’autoritratto, a tutto il lavoro che faccio con le persone e a tantissimi artisti-fotografi di talento che si meriterebbero di avere il loro lavoro appeso su quei muri. La sua risposta era incredibile: mi disse che la mia email lo rincuorava, che significava che stavano andando nella “giusta” direzione. Io risposi consigliandolo di candidarsi come presidente del consiglio per le prossime elezioni, che potrebbe avere fortuna.

    Così questa è la nuova “direzione” di Forma… Ho sentito un sacco di artisti, fotografi, critici e amanti della fotografia indignati, incavolati, allibiti. Chissà che diranno fuori dall’Italia. Invece Denis Curti è “rincuorato”… Mi domando, per quanto tempo?

    La nostra petizione al Corriere della Sera è quella di invitare Denis Curti a riconoscere pubblicamente il suo sbaglio e annunciare un cambiamento sostanziale nel programma di mostre, impegnandosi a realizzare, ogni anno, una mostra di un artista di talento, ancora sconosciuto. Se questo non avviene, chiediamo le dimissioni di Denis Curti. Nel frattempo, noi sottoscritti eviteremo di visitare Forma.

    Nel frattempo, invito tutti ad astenersi di visitare Forma. Visto che la galleria milanese non apporta proffitti, lo sponsor Corriere della Sera vorrebbe almeno le sale piene di gente. Così, se vogliamo influenzare la loro decisione di cambiare politica riguardo al loro programma di mostre, boicottiamo Forma!!!

    Cristina Nuñez
    info@cristinanunez.it

  2. Grazie a tutti voi dell’attenzione – ci fa veramente molto piacere sapere di avere sempre gli occhi addosso su quel che facciamo.

    Penso che sia comunque bene precisare alcuni punti fondamentali dell’evento che si sta svolgendo ora in questi giorni a Forma: Fotografica.

    Si tratta di un evento della durata di 5 giorni, voluto e gestito da Canon. Lo spazio e l’offerta sono “cuciti” da Canon nel tradizionale appuntamento gratuito, disegnato per gli appassionati di fotografia, che ha un grosso successo e di cui siamo grati a questa società, main partner di Forma, che con stile ed eleganza (qualità rare per un main sponsor) ci ha seguito in questi quasi sei anni di vita senza mai interferire nella programmazione della nostra normale e varia attività.

    Fotografica presenta molte mostre (un omaggio a Gianni Giansanti, “Immaginari di Confine” - realizzata con l’Università di Milano Bicocca, un progetto sulla Somalia di Fulvio Zubiani con il CESVI, la ricognizione delle attività di Emergency fatta da 6 fotografi di Contrasto, il premio Canon per i giovani fotografi, “Cliciak” realizzato dai fotografi di scena e la mostra “In_visibile”), incontri con professionisti (da Giorgia Fiorio a Toni Thorimbert, da Gabriele Basilico a Francesco Cito, da Mario Cresci a Fabio Lovino e un incontro con Sergio Rubini) e molte altre iniziative. Il programma lo trovate sul sito di Canon, http://www.canon.it e l’iniziativa si svolge a Forma, all’Istituto Feltrinelli, alla Bocconi e allo spazio Custodi.

    Molta attenzione e qualche critica si sono appuntate sulla mostra di Martina Colombari, curata da Settimio Benedusi, che in un incontro con il pubblico ha risposto a tante sollecitazioni e critiche, chiarendo che non si considera una fotografa e che ha aderito a questa proposta con lo spirito di chi vuole imparare. Le critiche vengono in massima parte da chi ha visto le anticipazioni sulla stampa e sul web che hanno dato molto spazio a questo aspetto di Fotografica: molti tra quanti scrivono non hanno però ancora visitato Fotografica e spero che potranno verificare di persona l’evento che sta attirando migliaia di visitatori come e più degli anni passati, migliorando e affinando i propri commenti.

    Forma come sapete è nata con l’obiettivo di essere la casa della fotografia: per questo abbiamo presentato finora le grandi mostre che tutti hanno visto (da Avedon a Carter-Bresson a Lindbergh, a Koudelka, a Martin Parr, a Life, a Robert Capa, Mimmo Jodice, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin solo per citarne alcune), per questo un numero sempre crescente di appassionati ci segue e a loro siamo estremamente grati. Forma ospita dibattiti, workshop, un master in fotografia, presentazioni e incontri di tutti i tipi con le personalità maggiori della fotografia, e da 6 anni rilascia un premio internazionale dedicato ai fotografi di documentazione (il premio F) e promuove continuamente i nuovi talenti della fotografia.

    Vi aspettiamo per la prossime mostre: dal 3 dicembre i ritratti che i grandi fotografi hanno fatto a Mick Jagger e una mostra di Marco Anelli sulla performance di Marina Abramovic, e a Febbraio 2011 la mostra dedicata a Paolo Pellegrin.

    Forma presenta in Italia mostre che produce e cha sarebbero altrimenti non visitabili per il pubblico del nostro paese.

    Abbiamo bisogno della vostra partecipazione, dei vostri consigli e delle vostre eventuali critiche. Venite e scoprite però di persona cosa è Forma, la casa della Fotografia italiana.

    Roberto Koch

    Presidente della Fondazione Forma per la Fotografia

  3. Non prendetevela con Martina!
    Sono da biasimare invece quelle organizzazioni e quei professionisti dell’immagine che promuovono tali eventi, accompagnati da affollatissime conferenze stampa e critiche entusiaste, che organizzano o sponsorizzano concorsi fotografici per giovani promesse, che il più delle volte vengono vinti da chi ha preventivamente partecipato a costosi workshop e studiato presso esclusive scuole di fotografia a loro affiliati.
    Oggi, il vero business non è più la produzione fotografica, bensì l’indotto, attraverso un’attenta strategia di autoreferenzazione…

  4. Cara Renata, tu sei la photo editor di io donna e sinceramente pubblichi monnezza ogni settimana…
    Sono d’accordo che la mostra della colombari sia una vergogna, ma tu sei come il bue che da del cornuto all’asino…
    Paolo

  5. trovo che questa mostra imbarazzante sia la metafora perfetta di un Paese anti-meritocratico, ‘velinista’, vacuamente narcissico e scialbo.
    le maggiori responsabili sono le cosiddette elites, cioè le persone che scelgono di fare o meno delle cose, di dare o meno visibilità a dei progetti.
    ovvio che una struttura seria deve sovrintendere anche agli sponsor, per essere davvero autorevole. dopodichè, mi rincuora che qualcuno abbia finalmente la forza di ribellarsi allo status quo (Cristina Nunez). senza scomodare gli assoluti, basterebbe ammettere che si è fatto un errore. ma questa parola, si sa, nel lessico del potere italiano latita. grazie a Cristina e alla sua energia non piegata al cinico immobilismo di questi tempi ignavi.

  6. Dopo i cinepanettoni ecco che arriva il fotopanettone, un tormentone prenatalizio in cui si rimesta rimanendo incagliati dentro il fatto, regalando anche noi, a quest’ultimo, una visibilità del tutto ingiustificata.
    Credo che quando Cristina Nuñez e Punto di Svista hanno dato il via alla critica non pensavano di vederla evolvere in banalità, battutacce e decine di piccoli rancori personali.
    Speravano, lo dichiarano, di aprire un dibattito sulla qualità delle proposte, sullo spazio della fotografia impegnata.
    Mai una mostra ha suscitato tante discussioni.
    Mi pare troppo. Mi pare sia il momento di trasferire il dibattito su altri piani, rischia di diventare inutile, sterile e consumato nelle battute e nel linguaggio troppo sintetico della rete.
    Perché tanti preferiscono attacchi personali ?
    Perché trasformare una sana critica in una scia di rabbia che cela invidie e indebolisce il principio della critica stessa?
    Rispondo sempre da questo blog del Grin perché mi sembra un luogo sano e chiaro e dove il dibattito si può estendere.
    Evito di rispondere personalmente a tutti quelli che infuriano e che con una buona dose d’ignoranza non sanno cosa sia un photo editor.
    E dire che io l’ho spiegato molte volte e basta leggere qualche intervista ai nostrani o agli internazionali per saperlo.
    Evidentemente i nostri detrattori non leggono.

    Io donna ha pubblicato le immagini della Colombari.
    Non le ho viste, sono in sabbatico dall’altra parte del mondo da sei mesi.
    Se ci fossi stata forse non le avrei proposte ma comunque non avrei potuto impedirne la pubblicazione.
    Io donna ha un direttore responsabile che come tale decide quello che va nel giornale.
    Ascolta i suggerimenti dei suoi collaboratori ma poi decide.
    In qualsiasi giornale.
    Il successo dell’allegato del Corriere della Sera lo stabilisce il pubblico e credo che finché raggiungerà più di un milione di lettori non potremo liquidarlo come espositore di “monnezza”.
    Io donna non è uno spazio fotografico e non si pone come veicolo della fotografia d’autore.
    Come altre testate con lo stesso target, cerca di raggiungere un pubblico vasto, per cui alterna l’offerta e a volte la qualità. Proprio come succede ovunque, non solo in Italia..
    Se volessimo allargare la critica all’uso della fotografia nei giornali potremmo davvero rendere il dibattito così ampio da non vederne la fine. Però possiamo cominciare.
    Fotografia, quali spazi e quali responsabilità.

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