PREMIO ARCHIVI APERTI

| Primo premio all’Archivio Carla Cerati

L’ARCHIVIO DI CARLA CERATI, PROPOSTO DAL GRIN, HA VINTO LA I° edizione del “Premio Archivi Aperti”.
Il premio è promosso da MIA Photo Fair, con il patrocinio di Rete Fotografia e con il supporto della maison svizzera di orologeria Eberhard & Co. e di IO Donna, il femminile del Corriere della Sera di RCS Mediagroup, e realizzato in collaborazione con AFIP International – Associazione Fotografi Professionisti (“AFIP International”), Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual (“TAU Visual”) e Associazione GRIN – Gruppo Redattori Iconografici Nazionale (“GRIN”), soci di Rete Fotografia.
Menzione d’onore a Gianpaolo Barbieri e a Paola Mattioli.

L’archivio di Carla Cerati, come scrive Giovanna Calvenzi,
“rimane come strumento formidabile per la conoscenza della nostra storia recente ma anche e soprattutto a testimonianza del
lavoro appassionato realizzato nell’arco di un trentennio da una straordinaria, onnivora fotogiornalista”.

Mariateresa Cerretelli

Nel suo sito (www.carlacerati.com), al quale si è a lungo dedicata negli ultimi anni, Carla Cerati riporta un’intervista che nel 1977 le ha fatto Etta Lisa Basaldella. L’intervistatrice le chiede: “Cosa provi quando riesci a fare una fotografia proprio come l’avevi pensata?”. E Cerati risponde: “Un’allegria folle”. Una frase datata, certo, ma che sintetizza con efficacia la relazione che per tutta la sua vita ha caratterizzato la relazione di Carla Cerati con la professione di fotografa, prima, di scrittrice poi. Scomparsa il 19 febbraio, Carla Cerati per quasi trent’anni è stata osservatrice acuta della realtà milanese, italiana e non solo. Poi la scrittura ha avuto il sopravvento ma le sue immagini rimangono implacabili e spesso impietose per raccontarci un trentennio della nostra storia. Nel 1960, già madre di due figli e “senza sapere ancora come si sviluppa un rullino” – come lei stessa raccontava – , inizia a collaborare con il regista Franco Enriquez al Teatro Manzoni di Milano. Tuttavia molto velocemente i suoi interessi fotografici si ampliano e inizia a fotografare i giovani, i luoghi dell’industria, i volti di intellettuali e scrittori che frequentano la libreria Einaudi, la città in trasformazione. Crede, dichiarerà più tardi, che la fotografia possa contribuire a cambiare la società e con occhi disincantati guarda e fotografa il mondo che le sta attorno. Nel 1968, con Gianni Berengo Gardin e in collaborazione con lo psichiatra Franco Basaglia, inizia a fotografare nei manicomi italiani. “Morire di Classe” (Einaudi, 1969), che raccoglie le loro immagini, diventerà un libro di culto, una testimonianza dolorosa che costringe gli italiani ad aprire gli occhi sulle spaventose condizioni di vita negli ospedali psichiatrici e che avrebbe contribuito nel 1978 all’approvazione della legge sulla loro chiusura. Con lo stesso sguardo acuto Carla Cerati fotograferà la “Milano da bere” (che diventerà un libro dal titolo “Mondo Cocktail”, Amilcare Pizzi, 1974) ma anche i movimenti sociali e politici, gli scontri di piazza, le manifestazioni, gli scioperi, le femministe, i processi, i funerali, che dal 1968 alla fine degli anni Settanta caratterizzeranno la vita della città. Le sue fotografie raccontano momenti divenuti epocali, la trasformazione della società italiana, la storia di una generazione e dei suoi protagonisti. Poi esplorerà anche il nudo femminile (“Forma di donna“, 1978), il teatro, la danza (con Valeria Magli realizza una serie di immagini intitolata “Capricci”, 1984-86) fino a decidere, alla fine degli anni Ottanta, di abbandonare il fotogiornalismo, “disillusa – come lei stessa scrive – dai meccanismi opportunistici e sbrigativi che ormai dominano il settore”. Il suo archivio, perfettamente organizzato da lei stessa negli ultimi anni, rimane come strumento formidabile per la conoscenza della nostra storia recente ma anche e soprattutto a testimonianza del lavoro appassionato realizzato nell’arco di un trentennio da una straordinaria, onnivora fotogiornalista.

Giovanna Calvenzi

Immagini dall’archivio CARLA CERATI