Premio Ponchielli 2014

Alla serata del 13 giugno 2014 alle 21,00 nella splendida cornice del Circolo della Stampa, Palazzo Bocconi, corso Venezia 48 a Milano, c’erano fotografi, photo editors, esperti e appassionati di fotografia. Un pubblico attento e speciale, ma questa volta è stata davvero una serata speciale, non solo per l’attesa della proclamazione del vincitore dell’undicesima edizione del premio Amilcare G.Ponchielli, ma perché il GRIN ha deciso di dedicare questo evento a Andy Rocchelli. E, per ricordare il fotoreporter scomparso a fine maggio in Ucraina, ha invitato i suoi colleghi fotografi freelance del collettivo Cesura Lab. Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera e presidente della giuria di questa edizione del Premio, ha presentato la proiezione delle immagini di Andy Rocchelli, commentate da Luca Santesi di Cesura Lab. Per tutto il pubblico è stato un momento di grande commozione e di riflessione sul valore dei fotoreporter che credono nella forza e nel valore della fotografia vera, vissuta sul campo.

Più tardi, dopo la proiezione dei 15 progetti fotografici selezionati dal GRIN e magistralmente assemblati con la musica di Luca Toccaceli (che ha ricevuto un applauso scrosciante), la giuria, composta quest’anno da Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera e presidente di giuria, Alfredo Pratelli, fotografo e presidente onorario di AFIP (Associazione Fotografia Italiani Professionisti), Maurizio Zanuso della Galleria Bel Vedere, Mariuccia Stiffoni e i tre componenti del GRIN Elena Ceratti, Paola Romano e Raffaele Vertaldi, alla presenza del nostro sponsor Giovanni Faggiolati, presidente e amministratore unico dell’impresa di sistemi idraulici di irrigazione Faggiolati Pumps Spa di Macerata che da due anni sostiene il premio promosso dal GRIN, ha proclamato Alessandro Grassani con Environmental migrants: The last illusion, vincitore del Premio Ponchielli 2014 e Giulio Di Sturco con Ganges, death of a river e Paolo Verzone con Cadetti, i due autori segnalati. Il libro premiato s’intitola 19.06_26.08.1945.

Progetto vincitore:

ALESSANDRO GRASSANI

ENVIRONMENTAL MIGRANTS

Le motivazioni della giuria.
Il progetto vincitore di questa edizione potrebbe avere come titolo: morire di sete. Raramente il dolore, l’attesa, l’illusione sono stati descritti con immagini così profonde significative. Nel Corno d’Africa la desertificazione uccide ogni speranza, anche di coloro che ne avevano pochissima e aggrappata alla modesta attività agricola o di allevamento. La lotta per il controllo delle modeste risorse idriche si trasforma in un conflitto quotidiano per la sopravvivenza. Un conflitto esasperato dall’odio tribale. E l’urbanizzazione selvaggia ha il volto disumano e maleodorante degli slums. I migranti ambientali hanno perso tutto e il loro sguardo è nel vuoto, ma conservano un’intima e indistruttibile dignità. Mentre il nostro, di sguardo, che ha la mobilitò nevrotica delle cattive coscienze, scivola via. Grassani ha anche il merito di costringerci a vedere e riflettere. Un grande reportage.

© Alessandro Grassani

Progetto segnalato:

PAOLO VERZONE

CADETTI

Le motivazioni della giuria.
Fotografare i cadetti delle migliori accademie d’Europa, superando ostacoli e autorizzazioni, e cogliere differenze e analogie nelle carriere e nei modi di interpretare l’autorità militare in quattordici Paesi. Un progetto ambizioso e non facile da realizzare. Gli scatti di Verzone ritraggono giovani cadetti e cadette non solo nella loro austera e impersonale fissità militare, come probabilmente avrebbero voluto i responsabili delle accademie nel momento in cui hanno accettato la presenza indiscreta del fotografo, ma anche nella loro imperscrutabile individualità. Non sorridono mai ma lasciano scorgere nei loro occhi il percorso delle loro vite. E forse ansie e passioni comuni, senza divisa e nazionalità.

© Paolo Verzone

Progetto segnalato:

GIULIO DI STURCO

THE GANGE’S DEATH

Le motivazioni della giuria.
Anche nelle fotografie di Di Sturco il tema dei cambiamenti climatici è di forte attualità e impatto. Colpisce la grande serietà del progetto professionale, la forte immedesimazione personale nell’ambiente e nella cultura indiane, al di là dell’impatto artistico delle immagini. Di Sturco fotografa il Gange da sei anni, ne documenta il degrado, l’inquinamento, gli effetti devastanti delle dighe e della salinizzazione dei terreni. La fonte di vita materiale e spirituale dell’otto per cento della popolazione mondiale si esaurisce in un declino lento e inesorabile ma, nella sua fragilità, il Gange diffonde colori e toni di rara bellezza che testimoniano di una cultura e di una spiritualità che non moriranno mai.

© Giulio Di Sturco

Creato da Andrea Botto in memoria di suo nonno, questo libro d’artista traccia il viaggio di Primo Benedetti dal Nord della Germania fino alla sua casa in Toscana, dopo essere stato rilasciato dai campi di prigionia nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 19 Giugno del 1945. Botto seleziona le immagini su internet, digitando le date e i nomi delle città attraversate da suo nonno. Pagine di immagini storiche e contemporanee sono così combinate con riproduzioni in scala 1:1 di documenti e lettere spedite alla famiglia durante la prigionia. Il risultato è come se il lettore scoprisse una enciclopedia di guerra piena di documenti personali lasciati tra le sue pagine. (Jeffrey Ladd)

Andrea Botto, “19.06_26.08.1945”. Danilo Montanari Editore, Ravenna 2014