WOODSTOCK ‘69 LA RIVOLUZIONE DEL ROCK & ROLL

Testi di Ernesto Assante

 

Raccontare il Festival di Woodstock a quasi cinquant’anni di distanza significa raccontare un mondo intero – il mondo nel 1969, con la sua storia e la sua geografia – e la celebre cultura hippie con le sue idee, i suoi filosofi, i suoi eroi. E naturalmente significa raccontare la musica: la chitarra psichedelica di Santana, la voce ipnotica di Joan Baez, il leggendario inno americano di Jimmi Hendrix, divenuto l’emblema di una protesta epocale.

Woodstock è stato un sogno, un mito, un’esagerazione, una realtà, una leggenda: tutto questo e molto altro ancora. Non solo un festival, ma “il” festival. Non solo un raduno della controcultura degli anni Sessanta, ma il punto più alto di un progetto, non scritto, per dimostrare che la società e le sue regole potevano essere cambiate. E soprattutto il principale raduno rock della storia, l’inizio di una nuova era per la musica. Alcuni pensano che sia una leggenda, ingigantita dalla memoria, resa colossale dal film. Altri oggi ritengono che sia stato un festival come tutti gli altri, anzi … peggio degli altri: c’era un mucchio di fango, nulla funzionava, l’impianto audio a causa della pioggia spesso era più portato verso i fulmini che verso l’amplificazione, la gente non aveva da mangiare e da bere e tutto, davvero tutto, era fuori controllo. Invece davvero a Woodstock è successo qualcosa di “magico”: si è creata la “Woodstock Nation”, come la chiamò Abbie Hoffman, abitata da un popolo che desiderava una vita diversa, una società diversa, un mondo diverso. Una nazione senza bandiera, senza inno, un popolo senza radici se non quelle piantate nella terra della libertà. Ma un popolo con ideali, sentimenti, passioni, un popolo in grado di vivere per tre giorni in condizioni impossibili, ascoltando musica fantastica, senza regole, senza polizia, senza denaro.

Ernesto Assante ci guida nella narrazione di una favola, con un lieto fine. “Una favola – ci dice – che può essere raccontata migliaia di volte, perché, per quanto possa sembrare assurdo nel mondo di oggi, per tre giorni è stata realtà. Per tre giorni, tutto quello che leggerete è accaduto davvero”.

Nel volume si trovano interviste esclusive ai protagonisti di quei giorni e con un ricchissimo apparato di immagini, gli scatti più celebri e significative, firmate dai più grandi fotografi della storia del rock. 

L’obiettivo è appunto quello di spiegare come e perché, nell’agosto del 1969, 500 mila persone da tutto il mondo si sono accampate nei prati di Bethel, sotto la pioggia, per tre lunghissimi giorni di musica, trasgressione e libertà. Tre giorni che hanno cambiato la storia del rock e un’intera generazione.

 

Ernesto Assante, giornalista e critico musicale, ha collaborato con numerosi periodici italiani e stranieri, tra i quali L’Espresso e Rolling Stone. Autore di numerosi testi di critica e di storia della musica, per WHITE STAR ha pubblicato Le leggende del rock, Chitarre Rock, 5 Seconds of Summer e I giorni del rock. Ha ideato e curato i supplementi Musica, Computer Valley e Computer, Internet e altro di Repubblica. Ha insegnato “Teoria e tecnica dei nuovi media” e “Analisi dei linguaggi musicali” presso l’Università di Roma La Sapienza e dal 2005 ha creato con Gino Castaldo il corso multimediale “Lezioni di rock. Viaggio al centro della musica”.

Scheda tecnica:

in libreria dal 4 ottobre

Formato 24,2 x 28,5 cm

224 pagine

cartonato con sovracoperta

euro 35,00