Non sono stati pochi quelli che, all’annuncio della direzione artistica del festival di Arles affidata quest’anno allo stilista Christian Lacroix, hanno sollevato il sopracciglio. Ma come, il tempio della fotografia profanato da un fabbricante di straccetti? Quelli più curiosi hanno scoperto che Lacroix ha studiato arte e poi alla prestigiosa scuola del Louvre per diventare conservatore museale, che lavora da anni per il teatro e da tempo è collezionista d’arte. Ai diffidenti non è bastata nemmeno la sua dichiarazione:  «Chi verrà ad Arles aspettandosi molta moda rimarrà deluso». Peccato. Perché la moda non è solo frivolezza: è lo specchio dei tempi, racconta un’epoca con più immediatezza di un trattato di  sociologia e, in qualche caso, riesce a creare oggetti fatti di  bellezza.

La più brillante dimostrazione è stata la mostra di Tim Walker, il 38enne inglese che ha scelto di fotografare piccoli sogni, messi in scena con grande dispiego di fantasia e mezzi, conditi con abbondanti dosi di ironia very british. Da ragazzo ha archiviato le opere di Cecil Beaton, è stato assistente di Richard Avedon a New York e ha finalmente iniziato la sua carriera. Nelle sue immagini la più tradizionale biblioteca è invasa da tende canadesi coloratissime, le modelle stanno accanto a guanti o collane di perle così fuori scala, da farle sembrare piccole bambole. Ci sono gatti, ognuno tinto di un bel colore pastello (rosa,verde, azzurrino: la scala cromatica della famiglia reale inglese) e due lussuose automobili perfettamente rivestite a maglia. La moda passa quasi in secondo piano: conquistano l’eleganza dell’ispirazione, l’allegria che trasmettono le situazioni, la bellezza degli scenari e delle composizioni. La mostra di Tim Walker ha rappresentato una bella scoperta per chi non lo conosceva, una gioia per gli occhi di chi aveva perso qualche suo servizio. Per tutti (speriamo) un momento di leggerezza intelligente e piena di humour.

Laura Incardona