Al quarto piano del 547 west sulla 27a strada, alle 18, ci sono parecchie persone ma di Carlo
Gianferro neppure l’ombra.
Siamo a New York, nella sede della prestigiosa Aperture Foundation, che tra le numerosissime iniziative sostiene e ospita il premio Raymond Weil per la giovane fotografia emergente.
Michelle Dunn, co-editrice della bellissima rivista omonima, conferma che è previsto l’arrivo del fotografo italiano: Carlo Gianferro ha vinto nel 2008 con il lavoro sui Rom nelle loro stanze e nel 2009 lo stesso riconoscimento è andato a Nicolas Delaroche, per le foto d’interni della casa farmaceutica Roche che il giovanissimo fotografo ha voluto  interpretare tra architettura e dettagli.
Ora due autori così lontani tra loro vengono celebrati in questo tempio dove tanti vorrebbero emergere. Stasera è l’opening: mostra e cocktail con musica dal vivo, gamberi e ottimo vino bianco.

Alle 19 la piccola comunità italiana che è qui a New York si è radunata intorno a the winner (così verrà chiamato il nostro autore per tutta la serata). Una vittoria a sorpresa, inaspettata quanto importante quella dell’italiano, che con il libro Gypsy, edito da PostcArt, aveva già ottenuto una consacrazione del suo progetto a lungo termine e con la vittoria nel 2009 del World Press Photo aveva superato il confine nazionale.

C’è un bel clima in questa serata caldissima, un po’ tropicale, del fine ottobre newyorkese.
Tanti i fotografi spuntati dalla metropoli: Alessandro Cosmelli, Luca Nizzoli Toetti, Alessandro
Imbriaco con la sua compagna, la scrittrice Veronica Raimo, altre ragazze italiane, il giornalista Nicola Scevola che collabora con Vogue, Io donna e Sky, un mondo intorno che a New York non riusciresti a organizzare nemmeno in un mese. Il nostro the winner è contento e festeggiato.

Gli ho fatto solo qualche domanda per chi in Italia ancora non lo conosce.

Carlo, che effetto ti fa essere a New York, nel tempio della fotografia d’autore?
«Bellissimo, è la prima volta che vengo in questa città e, a parte la mostra, mi sto concedendo un momento di pausa e faccio il turista, non è niente male».
Quando hai iniziato questo lavoro?
«Nel 2004 e ho continuato fino alla fine del 2008».
Come ti sei finanziato?
«Con i miei risparmi».
Hai organizzato da solo la parte redazionale e i contatti?
«Totalmente, almeno finché il lavoro non ha iniziato a girare e ad avere successo».
Come è nata l’idea del libro con PostcArt?
«Ho chiesto a Claudio Corrivetti, l’editore, se potevo usare il suo nome per partecipare al World Press Photo: mi sembrava più professionale che non presentarmi da solo. Ha accettato e in quel momento ci siamo fatti la promessa che, se avessi vinto, avrebbe realizzato il libro. Così è stato, fortunatamente».
La vittoria al World Press Photo ti ha dato maggiore sicurezza?
«Sicuramente mi ha dato lo stimolo e la spinta per credere di più in me stesso e nei miei progetti».
Perché hai deciso di partecipare al premio Raymond Weil?
«Mi sembrava adatto alle mie foto e il riconoscimento è importante».
Ti ha sorpreso vincerlo?
«Molto».
I premi cambiano la vita?
«No, ma possono migliorarla. Prima non mi conosceva nessuno, adesso i miei lavori vengono
apprezzati e hanno una maggiore visibilità».
Che cosa stai facendo ora?
«Mi godo New York per qualche giorno, poi devo continuare il mio progetto in Medio Oriente per
il quale sono stato selezionato al premio Amilcare G. Ponchielli e voglio iniziare un nuovo lavoro in Libano».
I Rom nelle loro stanze è un progetto senza fine o lo senti esaurito?
«Al momento mi sembra concluso, ho voglia di confrontarmi con altro ma so che sicuramente
un giorno tornerò a documentare le realtà dei Rom ricchi».

Alla fine della serata, siamo usciti tutti insieme, come una comitiva in vacanza, abbiamo attraversato la Nona, poi l’Ottava e la Settima e, dopo aver percorso in longitudine almeno una ventina di strade, ci siamo fermati intorno a una tavolata imbandita di hamburger.
È così questa città, ti fa fare cose che non faresti e fa succedere cose imprevedibili. Magiche, come il premio di Aperture per il nostro the winner, che sorride contento.

Renata Ferri

27.10.2010

http://www.aperture.org/events/detail.php?id=712

Aperture – Raymond Weil International Photography Prize and Exhibition