Privacy Policy Cookie Policy Premio Ponchielli 2016

Fotografi, photo editor, esperti e appassionati di fotografia si sono dati appuntamento lo scorso 26 ottobre da Forma Meravigli per la proclamazione del vincitore della tredicesima edizione del Premio Amilcare G. Ponchielli. La giuria, presieduta da Luca Dini, direttore di Vanity Fair, e composta da Maurizio Zanuso della Galleria Bel Vedere di Milano, Mariuccia Stiffoni Ponchielli, Loris Savino di LINKE LAB, Luca Rotondo, fotografo e vincitore del Premio Ponchielli 2015 e tre membri del GRIN, Giovanna Calvenzi, Marco Finazzi e Roberta Levi, ha decretato il vincitore, tre autori segnalati e il miglior libro fotografico.

Vogliamo condividere con tutti voi le motivazioni della giuria e il discorso pronunciato da Luca Dini durante la serata di premiazione, perché è una riflessione profonda e attuale sul valore del lavoro dei fotografi e dei photo editor.

Quando sono diventato direttore, ormai dieci anni fa, una cosa sentivo dire: di quello che succede all’estero agli italiani non frega più niente. Sono felice di poter dire che tutti i quattro premiati di questa sera vincono per un lavoro realizzato all’estero. Sono felice di poter dire che ho guardato le fotografie senza sapere di chi erano e che tutti i quattro premiati di questa sera hanno lavorato e lavorano per Vanity Fair. E comunque devo aggiungere che anche molti degli altri in concorso, la maggior parte direi, ha lavorato e lavora per Vanity Fair. Perché a Vanity Fair siamo orgogliosi di essere uno dei pochi giornali che ancora fa lavorare i fotoreporter.

Non ho avuto la fortuna di conoscere, se non incrociandolo nei corridoi di RCS, Gianni Amilcare Ponchielli. Però vi sono grato per avermi voluto qui, stasera. Perché ho sempre considerato fondamentale il lavoro del photo editor. E colgo l’occasione per ringraziare la sorte di avermi messo in rotta di collisione con il photo editor migliore che c’è, Marco Finazzi.

L’esistenza dei quotidiani è messa in discussione da un’informazione digitale che rende sempre meno rilevante la capacità di dare una notizia la mattina.

Quello che salverà noi periodici è anche e proprio la fotografia, la capacità – che il digitale non ha ancora saputo eguagliare – di farti fermare, emozionare, identificare.

Identificare è la mia parola d’ordine. Detesto la stanca abitudine dei magazine italiani di comprare un bel reportage e scriverci sopra un testo a tavolino, che poco o niente ha a che vedere con quello che le immagini mostrano. Perché la fotografia salverà noi periodici. Ma ci salverà solo se avremo il coraggio di continuare a mandare in giro per il mondo giornalisti che scattano insieme a giornalisti che scrivono. Solo se avremo la voglia di far vedere il volto delle persone di cui raccontiamo le storie, e raccontare le storie delle persone di cui mostriamo il volto. Perché è vero che agli italiani, in astratto, non frega nulla di quello che succede all’estero, e anche in Italia. Ma gliene frega se scatta il meccanismo di identificazione. Se iniziano a pensare che quella persona potrebbe essere mia madre, mio figlio, mia sorella, mio cugino. Potrei essere io.

Giulio Piscitelli, che molto coerentemente stasera non è qui perché non è questo il suo posto, ha scattato per noi uno dei lavori di cui sono più fiero. Un viaggio a ritroso sulla pista dei migranti. Da Lampedusa alla Libia al Sahara al Sudan all’Eritrea. Imma Vitelli ha raccontato storie pazzesche. Ma guardare negli occhi un profugo che pensava di essere condannato a morire nel Sahara, e che sta bevendo il primo sorso d’acqua da giorni, ha una forza che difficilmente a parole si può rendere. Giulio Di Sturco, in assoluto quello che più ha lavorato per noi, è i nostri occhi sull’Asia. Ci ha aiutato a raccontare storie pazzesche. Molto spesso in coppia proprio con Imma Vitelli, ci ha portato a Milano il Tibet e il Bangladesh, la Birmania e la Thailandia e l’India e tanto altro ancora. Gabriele Micalizzi ha fotografato per noi i senzatetto di Milano e ha mostrato la stessa capacità di essere in presa diretta scattando in Libia foto sconvolgenti che ci mostrano come la guerra non avvenga negli hotel dove dormono i corrispondenti e gli inviati. Non a caso Andy Rocchelli era suo amico e socio. Simona Ghizzoni, di cui ricordo su Vanity Fair uno splendido reportage sulle donne maltrattate in Italia, è la dimostrazione vivente di come uno sguardo femminile sappia colorare di empatia e sensibilità diversa anche un mondo difficilissimo da raccontare, quello delle mutilazioni genitali.

Ringrazio il Gruppo Redattori Iconografici Nazionale per avermi voluto qui. Ringrazio tutti quelli che hanno collaborato e collaborano per rendere possibile il premio Amilcare Ponchielli.

Ne approfitto per ricordare Andy Rocchelli e quelli che si sono sacrificati per portarci un pezzettino di mondo. Sono soprattutto loro che rendono degno il nostro lavoro.

Fotografo vincitore

GIULIO PISCITELLI

From there to here

L’emigrazione verso l’Europa si è intensificata negli ultimi anni anche a causa delle cosiddette primavere arabe. Il progetto, iniziato nel 2010, vuole creare un archivio visivo del fenomeno, raccontando l’arrivo e l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati.

Autore segnalato

GIULIO DI STURCO

Gange: death of a river

L’autore ha iniziato a fotografare il fiume Gange nel 2008 seguendo il suo corso fino al Bangladesh per documentare il rapporto delle Nazioni Unite che affermano che il fiume sacro morirà nei prossimi anni, diventando un corso d’acqua stagionale.

Autore segnalato

GABRIELE MICALIZZI

Occhio per occhio

Dopo la caduta del regime di Gheddafi, la Libia è diventata l’epicentro di una zona ad altissima instabilità, in cui l’ISIS è riuscito a insediarsi. Ma se all’inizio il nemico era l’Occidente, da tempo l’estremismo islamico colpisce anche gli altri musulmani. Sirte è una sua roccaforte dove si combatte una battaglia cruciale contro il terrore.

Autore segnalato

SIMONA GHIZZONI

Uncut

Per 200 milioni di donne nel mondo, il passaggio dall’infanzia all’età adulta è segnato dalla mutilazione genitale. Uncut è un progetto multimediale che racconta come in tre paesi africani, Kenya, Repubblica del Somaliland ed Etiopia, le donne si siano unite per dire basta a questa pratica crudele. Una storia corale che restituisce testimonianze di dolore, di coraggiose battaglie per i diritti femminili e, in molti casi, di successo ed emancipazione.

Miglior libro fotografico

Una guerra di Tony Gentile, con un racconto di Davide Enia, a cura di Giuseppe Prode, Postcart Edizioni 2015.

Un reportage di Tony Gentile, che racconta il quotidiano di una città, Palermo e di un’isola piena di contraddizioni: vita di strada, politica, omicidi, fino alla testimonianza diretta e inconsapevole di una guerra non dichiarata. Ma anche di una vita che scorre e colta nei momenti più diversi, intimi e divertenti.

I FOTOGRAFI FINALISTI

Tommaso Ausili e Carlo Gianferro Jubilee people

Carlo Bevilacqua Utopia

Michele Borzoni Workforce

Ignacio Maria Coccia Mare corto. Alla riscoperta del mare comune

Alberto Giuliani Surviving humanity

Alberto Maretti Burundi on the brink

Davide Monteleone One of…

Marta Primavera Un po’ di tutto dal passato al presente

Federica Sasso Sick sad blue

Luca Sola Stimela. Southern Africa Migration project

Filippo Venturi Made in Korea

Guarda il video dei finalisti selezionati dai photo editor del GRIN e valutati successivamente dalla giuria che ne ha decretato il vincitore.

Premio Ponchielli 2016: i 15 finalisti