La serata del 26 novembre, per la prima volta su Zoom causa pandemia, grazie alla regia di Diego Ronzio e alla collaborazione del nostro fedele Luca Toccaceli, ha riscosso un grandissimo successo. È possibile rivedere la proclamazione attraverso la pagina Facebook del GRIN. E non solo! Il GRIN riparte alla grande, rinnovando la sua comunicazione e lanciando a breve una versione aggiornata del sito che vuole diventare un punto di riferimento per la fotografia. Un grazie particolare a Roberta Levi per il coordinamento di queste nuove attività, a Lucrezia Lessio Social Media Manager e nostra nuova collaboratrice, e a Daniele Podda che seguirà il nuovo sito. Dal 27 novembre il GRIN si racconta anche attraverso mini video, interviste e molto altro attraverso il suo nuovo profilo Instagram.

E dopo queste importanti novità, una breve cronaca della serata del 26 novembre.

Quest’anno il GRIN ha ricevuto quasi 140 lavori e dopo una selezione corale tra tutti i photo editor del GRIN che ringrazio con tutto il cuore, siamo arrivati alla rosa dei 15 presentati alla giuria di questa edizione che si è ritrovata on-line.

Marco Damilano direttore de L’Espresso e presidente di giuria. Mariuccia Stiffoni Ponchielli, nota a tutti per la sua grande passione per fotografia di alta qualità. Un suo commento: “Quest’anno i progetti arrivati al GRIN erano uno più bello dell’altro e riscontro che il livello è sempre molto alto”. Alessio Romenzi, fotografo vincitore della scorsa edizione del Premio. Valeria Moreschi della Fondazione Forma per la fotografia con cui il GRIN ha una lunga e proficua collaborazione. Maurizio Zanuso della Galleria Bel Vedere che, oltre alla sua presenza costante in giuria, organizza con il GRIN eventi, mostre, Letture Portfolio e PRIMA VISIONE. Quattro membri del GRIN presenti nella giuria del 2020: Giovanna Calvenzi, Kitti Bolognesi, Laura Incardona e Serena Prinza.

Prima del video dei 15 selezionati, della proclamazione del vincitore e dei fotografi segnalati, si è parlato della Menzione speciale, una novità per il Ponchielli che esprime la volontà di valorizzare progetti realizzati con diversi autori. La giuria ha appoggiato all’unanimità CHI NON C’E’, C’E’- Le persone nelle case di cura al tempo del coronavirus progetto corale realizzato nell’agosto del 2020 con la curatela di Giovanna Calvenzi e la collaborazione di dodici fotografi. Toccanti le parole di Michele Farina, giornalista ideatore del progetto e direttore dell’Alzheimer Fest. Un viaggio fotografico che, in questo tempo di pandemia, rende onore alle vittime e agli operatori nelle case di cura.

Il primo autore segnalato è Giovanni Hänninen e di The Missing Piece, Milano 2020 ne ha parlato Giovanna Calvenzi. Ciro Frank Schiappa è invece il secondo segnalato e Serena Prinza ha commentato il suo lavoro dal titolo Estado de Alarma. Il presidente della giuria di quest’anno, Marco Damilano, ha annunciato il vincitore, Gabriele Galimberti con il progetto The AmeriGuns, e la motivazione la trovate continuando a leggere questo articolo, riguardando la diretta Facebook e attraverso l’IGTV sul nostro profilo.

Valeria Moreschi ha elencato i libri presentati in giuria e scelti tra quelli pubblicati nel 2019 e 2020. La motivazione del libro vincitore, Una diversa bellezza di Emiliano Mancuso, è stata scritta da Raffaele Vertaldi e le parole di Renata Ferri, curatrice della pubblicazione, hanno suscitato grande emozione.
Poi come da prassi, la consegna al vincitore dell’assegno di 3.000 euro e di una fotografia da parte del primo classificato della precedente edizione del Premio, Alessio Romenzi, autore di Life, Still un progetto sulle conseguenze della guerra a Mosul, Iraq. Naturalmente in diretta.

 

Grazie a tutti

Mariateresa Cerretelli
Presidente GRIN

 

Le motivazioni della giuria

Gabriele Galimberti – primo premio

The AmeriGuns racconta un’America dove le armi sono strettamente collegate alla vita quotidiana. Come riporta Gabriele Galimberti, se ne contano 393 milioni per 372 milioni di persone. Sono tra i bambini, in giardino, nelle aiuole, nella vasca da bagno, in garage. Oggetti di vita comune ostentati con orgoglio, con esibizionismo e in alcuni casi perfino con simpatia. Strumenti che servono per uccidere e che rappresentano una particolare concezione della vita, della società e della comunità. La sicurezza però, come abbiamo imparato quest’anno, non è chiudersi in casa con un’arma ma è cercare di difendersi tutti insieme da un nemico esterno e spesso un nemico che vive dentro di noi. Le fotografie di Galimberti non parlano ovviamente di Covid ma ci raccontano di un altro tipo di chiusura. Quell’America in cui proprio oggi nel giorno del Ringraziamento, invece di concedere la grazia a detenuti condannati alla pena capitale, è tradizione graziare un tacchino.

Marco Damilano

 
 

Giovanni Hänninen – primo segnalato

Durante la pandemia e le settimane di lockdown, Hänninen ha riletto Milano a partire dagli spazi pubblicitari lasciati vuoti. Una sorta di filo rosso che si snoda all’interno della città e che lui ha utilizzato per analizzare quelle zone che normalmente sono le più affollate. Protagonisti ex equo di questo viaggio sono appunto gli scorci urbani e i cartelloni pubblicitari. Quest’anno abbiamo visto molti lavori legati alle città vuote ma abbiamo pensato che Missing Piece fosse quello che meglio raccontasse la città, con una visione che è solo falsamente oggettiva.

Giovanna Calvenzi

 

 

Ciro Frank Schiappa – secondo segnalato

Un lavoro intimo e intimista. La rappresentazione del proprio universo, l’unico possibile. Le proprie mura domestiche, la famiglia, i bambini, gli spazi da vivere. Immagini personali ma in cui ognuno si è potuto riconoscere perché Ciro Frank Schiappa come ognuno di noi ha dovuto reinventarsi una nuova routine, un nuovo quotidiano, aspettando di poter tornare a vivere in maniera normale, qualunque cosa ora possa significare.

La giuria del Premio Ponchielli 2020

 

 

Una diversa bellezza – miglior libro fotografico 2019-2020

Per aver riordinato, sintetizzato e organizzato un lavoro complesso e sfaccettato, e aver dato una forma nuova a tre progetti che sembravano aver già trovato quella definitiva. Per aver fatto dialogare materiali diversi, foto e fotogrammi, diari e testi (vecchi e nuovi), ricordi e speranze, in un libro che è ben più della somma delle sue parti. Per aver dato la possibilità di conoscere – o riconoscere – un autore che ci ha lasciato troppo presto, e aver dimostrato che per verificare il significato di una fotografia non è mai troppo tardi. Per aver restituito con impegno l’impegno civile di Emiliano Mancuso, con generosità la sua generosità personale e professionale, con entusiasmo il suo entusiasmo per la vita e per le vite degli altri.

Raffaele Vertaldi

 

 

Emiliano sarebbe felicissimo, onorato ed io sono molto contenta, molto orgogliosa perché è un libro in cui ho messo impegno, passione, molto cuore, molto amore. Ho cercato di unire i tre corpi di lavoro di Emiliano, per far conoscere il fotografo, l’uomo. Per dare a chi non l’ha conosciuto un’occasione d’incontro e per chi lo conosceva un oggetto che lo ricordasse. Emiliano è morto nel 2018, a 46 anni. Aveva un po’ abbandonato la fotografia e si dedicava moltissimo al film documentario. Aveva realizzato due film, di cui uno è il Diario di Felix che ho riportato dentro questo libro attraverso i fotogrammi, attraverso il diario che ha tenuto nei due anni di lavorazione. Credo che in questo libro ci sia un’esperienza umana, il percorso di un uomo estremamente generoso che con la fotografia e col cinema ha davvero raccontato l’Italia. Era decisamente un fotografo militante che soffriva enormemente per i disastri di questo paese ma che al tempo stesso amava follemente. Lo ha percorso su e giù per mostrarne le difficoltà ma soprattutto la diversa bellezza degli individui, i volti delle problematiche, cercando sempre l’essere umano, mettendo al centro sempre le persone, le microstorie, cercando in una marginalità per poi costruire un affresco sempre di umanità dolente, guardata con una compassione rara. Grazie davvero a questa giuria perché porta in luce e da la possibilità di conoscere Emiliano Mancuso.

Renata Ferri, curatrice del libro