Un successo. Talmente grande e innegabile che è già stato chiesto alle due direttrici artistiche, Michket Krifa e Laura Serani, di curare la prossima edizione.
Tema di questa ottava sono le frontiere, di qualsiasi genere, raffigurate ed esplorate attraverso il linguaggio del reportage e quello artistico. Impossibile raccontare di tutti gli autori invitati (più di un centinaio) ma il livello qualitativo è decisamente ottimo.
La mostra Panafricana riunisce i lavori di una cinquantina di artisti, dalla Libia al Sudafrica. Il franco-marocchino Mohamed Bourouissa mette in scena le difficoltà della banlieue parigina, mentre la giovane sudafricana Zanele Muholi racconta in maniera notevole le diverse identità sessuali, l’egiziana Myriam Abdelaziz quelle dei rifugiati del Darfour; il camerounese Barthélémy Toguo con ironia critica la politica di troppi presidenti africani attraverso una serie di autoritratti.
Tra le monografie, “A Sense of Common Ground” di Fazal Sheikh strazia e commuove con le foto dei campi di rifugiati somali e i ritratti delle madri insieme con i loro bambini denutriti. Molto interessanti, anche da un punto di vista storico, quelli realizzati negli anni Sessanta da Oumar Ly, fotografo di studio nato nel 1943 che lavora a Podor, nel nord del Senegal, a cui le edizioni Filigrane hanno appena dedicato un libro.
Ospiti d’onore del festival Malick Sidibé, che presenta al Museo Nazionale le foto di moda che ha realizzato per il New York Time Magazine, e Martin Parr, che porta la serie “Luxury”. Una buona idea della ricchezza del panorama è resa dal catalogo, pubblicato da Actes Sud e dunque di facile reperibilità.

La cosa più difficile da restituire è la bellezza dell’atmosfera che si respira: amichevole, piena di curiosità verso gli altri, qualunque sia la loro provenienza e la loro storia. La cerimonia di apertura del Festival, che si è tenuta venerdì 6 novembre nei giardini del Museo Nazionale, è durata tutta la giornata, alla presenza delle autorità locali e straniere. Ministri e fotografi, ambasciatori e giornalisti, curiosi e reporter, tutti riuniti sotto un sole rovente per sentire i discorsi e la musica del gruppo nazionale del Mali. Nonostante la solennità e la fierezza delle autorità africane, lo spirito era amichevole e disteso: un’incauta giornalista ha fraternamente elogiato il gran boubou ricamato di un signore molto divertito, un attimo prima di scoprire che era Sua Eccellenza il Ministro della cultura del Mali. Ma il vero clou è stato lunedì sera, quando una grande festa (organizzata da Puma Creative Network, uno degli sponsor del festival) ha riunito tutti nel giardino del Museo Nazionale, epicentro degli avvenimenti per la settimana di apertura del Festival. Samuel Sidibé, acuto e simpaticissimo direttore del Museo e dei Rencontres, le due direttrici artistiche, i fotografi, i giornalisti e tutta l’équipe del Festival hanno ballato al suono della cora e dei tamburi (ma anche del pop di Mika) fino a che le forze li hanno sorretti. Forse proprio questa serata racchiude il senso dei Rencontres: festa e cultura, conoscenza reciproca e contatti che si tessono attraverso il mondo, rispetto e curiosità. E’ stato bellissimo vedere la fatica e la tensione di mesi e mesi di lavoro sciogliersi al ritmo della musica sui visi di Laura, Michket e Samuel. Re del Dance Floor sono stati eletti all’unanimità Martin Parr, che ha ballato tutta la notte come un orso tarantolato (dispiace sottolinearlo, ma il paragono con i ragazzi e le ragazze di Bamako ci penalizza) e Amidou, il di solito compassatissimo collaboratore di Samuel Sidibé: vera anima della festa ha trascinato a ballare anche le giornaliste più timide. Pieter Hugo danzava come un gigantesco Zulu biondo, i ragazzi e le ragazze che di solito lavorano al ristorante del museo, invitavano a ballare tenendo il cavatappi in mano. Ultimo commento dalle vostre inviate, e prendetelo bene: peccato, veramente peccato. Non sapete che cosa vi state perdendo!
Laura Incardona e Gegia Celotti

© Pieter Hugo Michael Stevenson Gallery. Dalla serie “Nollywood”, Clinton Ibeto. Enugu, Nigeria, 2008